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Cenni storici sul peperoncino

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Scritto da Administrator    Lunedì 28 Novembre 2011 15:39

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1.1 Cenni storici
  (a cura di Marksign)
In ere assai remote, in un’area non ben precisata dell’America centro meridionale una solanacea si diversificò sviluppando quelle caratteristiche che tutt’oggi contraddistinguono il nostro peperoncino. Attualmente la pianta che si ritiene più simile a quest’antenata è un esemplare selvatico del Sudamerica, il Chiltepin. Frutti piccoli, rossi e molto piccanti sorretti da una struttura che sovente raggiunge anche dimensioni impressionanti.

Il sapore bruciante del peperoncino arcaico non impedì ai proto-americani di coglierlo e utilizzarlo anche come cibo. Recenti ricerche hanno confermato che già nel 6000 a.C. le popolazioni dell’America centro meridionale usavano il peperoncino come bevanda rituale o come semplice alimento e sin dal 5000 a.C. lo si coltivava insieme al mais e al cacao. Le civiltà che fecero maggior uso di peperoncino e ne affinarono le tecniche di coltivazione e lavorazione furono dapprima i Maya poi gli Aztechi e gli Inca. Da essi si ebbero i primi interventi di selezione che portarono a varietà più produttive, più resistenti e saporite. Insieme al Cacao e al Mais il peperoncino formava una triade alimentare sacra che trovava la sua massima espressione nel Tchalcaot una bevanda azteca chiaramente energizzante e rinfrescante.

Quindi mentre i romani si accingevano a divenire un impero assaporando le spezie esotiche più rare, i popoli americani usavano già da svariati secoli quella che a tutt’oggi è la spezia più piccante del mondo.
Nel 1492 un intraprendente navigatore genovese, Cristoforo Colombo, stuzzicò la bramosia dei reali di Spagna e Portogallo proponendogli di raggiungere le Indie orientali circumnavigando il globo terrestre verso occidente. L’idea di accorciare le lunghe rotte oceaniche e di colonizzare nuovi territori presumibilmente ricchi d’ogni  ben di Dio fece accettare la proposta a Isabella di Spagna. Il 3 Agosto del 1492 Cristoforo Colombo, al commando di tre semplici caravelle, salpò dal porto di Palos In Spagna. Da questa data inizia la storia americana come noi occidentali la intendiamo. Sintetizzando un po’ l’intera vicenda, la spedizione non riportò in Spagna neanche una pepita d’oro (questo giungerà in seguito copioso) ma solo una gran quantità di cose curiose. Piante, semi, arnesi, racconti incredibili e una mole di preziose informazioni. Le spedizioni successive introdussero nel vecchio continente una nuova serie di alimenti e ortaggi che incuriosirono un pò tutta la nobiltà e di rimando gli studiosi. Il mais, i fagioli grandi, la patata, il pomodoro, alcuni tipi di zucca, i peperoni e il peperoncino, il girasole, il tabacco, il cacao e svariati frutti tropicali. Dopo un comprensibile entusiasmo la nobiltà ed il clero si disinteressarono a questi alimenti. In particolar modo il peperoncino fu condannato per via di quel suo sapore bruciante e per la brutta reputazione di cui fu ammantato riguardo alla stimolazione sessuale e all’istigazione della violenza. Anche la sua forma vagamente fallica e palesemente riconducibile alle corna “del demonio” non aiutò certo la sua dignità gastronomica. Commercialmente parlando poi fu un disastro. Mentre il pepe e le altre spezie esotiche come lo Zenzero o la Cannella dovevano essere importate dai lontani luoghi di coltivazione, Cylon, le Molucche, ecc. il peperoncino si ambiento meravigliosamente al clima temperato delle nostre latitudini. Ne consegui un immediato deprezzamento e un ovvio disinteresse commerciale. La sua rivincita gastronomica il peperoncino se la prese in oriente dove trovò lingue e palati privi di ogni remora o preconcetto nei suoi confronti. Ancora oggi l’India, la Thailandia, la Cina e altri stati orientali sono i maggiori consumatori e produttori di peperoncini piccanti del mondo.

Il peperoncino approdò in Italia grazie al dominio Spagnolo del XVI secolo che unificò la penisola meridionale, la Sicilia e la Sardegna in un unico grande regno. A poco a poco le popolazioni costiere del Tirreno e dello Ionio, e quelle degli Appennini meridionali ed Etnee impararono ad usare e coltivare il cornetto piccante per i frequenti contatti con i piccoli commercianti e i marinai spagnoli. Gli esorbitanti costi delle altre spezie e la facile coltivazione del peperoncino nonché le sue evidenti doti antisettiche e conservanti lo resero un componente fondamentale delle cucine popolari del meridione d’Italia. Tutt’oggi i maggiori consumatori di peperoncino sono i Calabresi e gli Abruzzesi, seguiti dai Campani, dai Lucani, dai Pugliesi e dai Siciliani ma anche i Toscani marittimi hanno fama di essere dei piccanti estimatori. I Molisani si accapigliano con gli Abruzzesi per attestarsi la produzione migliore di Saittelli.


Negli ultimi decenni, la produzione mondiale di peperoncino è stata in costante crescita, e la proliferazione di nuove varietà ha dato luogo ad un vero e proprio business con tanto di organizzazioni, diritti commerciali e denominazioni d’origine protetta. In tutto il mondo si celebrano eventi, convegni, sagre e fiere per celebrare questo piccolo e mephistofelico ortaggio. Se Hatch nella contea di Dona Ana nello stato del Nuovo Messico è considerata, dagli statunitensi, la capitale mondiale del peperoncino piccante, l’India può vantarsi di essere la maggiore produttrice al mondo di capsicum e a detenere le varietà più piccanti del mondo. A fronte di tutto ciò la Thailandia detiene il primato mondiale di consumo procapite e il Messico con gli stati meso e sud americani si attestano la paternità del peperoncino. La Spagna, in questa ridda di primati, può ben dirsi lo stato che maggiormente contribuì a diffondere le solanacee e con esse il peperoncino mentre l’Italia potrò sicuramente apparire in questa lista come la patria dell’unico e indiscusso promotore inconsapevole di questa bella avventura… Cristoforo Colombo.

 
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Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Novembre 2011 16:52
 
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